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domenica, 15 novembre 2009

inglorious-basterdsQuentin Tarantino è un regista che seguo, nel suo percorso cinematografico. Mi chiedo cosa spinga ad uscire di casa per andare a vedere un film 'di un regista', prima che un film qualsiasi. Forse per trovare casa, trovare delle coordinate riconoscibili, trovare un amico immaginario con cui dialogare. Suprema solitudine dello spettatore di cinema, e di chi fa cinema. Più di un libro, più di qualsiasi opera d'arte per le quali non c'è in genere 'appuntamento'. Si può scegliere la solitudine verso un libro, il momento adatto. Si può leggere un'opera letteraria al modo dell'eternità. La programmazione cinematografica si pone invece nel tempo e chiama. Se non rispondiamo, l'esperienza cinematografica è perduta.
Inglorious Basterds prosegue un discorso coerente. Quando, relativamente al suo cinema, si parla di amore per il cinema, ricavato dal suo citazionismo, dalle sue interviste, si parla sempre d'altro. Tarantino sembra far cinema per liberarsi del cinema. Come a dire, ad ogni scena, "perdiamo". Perdiamo moralità, perdiamo profondità, etica, sviluppi stessi possibili della storia. Il risultato teorizzato da questo film è rappresentato metaforicamente dall'incendio del cinema francese attorno al quale ruotano le vicende, fuoco appiccato sulle pizze di pellicola infiammabile. 
C'è da chiedersi se c'è una speranza trasmessa dal film. Mi è rimasta una scena in cui la ragazza protagonista, ebrea cui la famiglia era stata uccisa dai nazisti, spara al suo corteggiatore nazista, eroe di guerra e attore di un film di propaganda. La ragazza è la proprietaria del cinema, e sta proiettando il film. La scena avviene nella saletta di proiezione. Dopo aver sparato intravede sullo schermo una inquadratura della sua vittima, e si commuove, prima di essere uccisa a sua volta. La speranza forse in nell'attimo di sospensione prima della morte dell'immagine, che è il making stesso della proiezione. 
 
postato da: Parlardi alle ore 21:55 | link | commenti (5)
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sabato, 14 novembre 2009

Qual è colui che suo dannaggio sogna,
che sognando desidera sognare,
sì che quel chè, come non fosse, agogna,
tal mi fec'io, non possendo parlare,
che disiava scusarmi, e scusava
me tuttavia, e nol mi credea fare.


Dante Alighieri, Inferno XXX, 136-141
postato da: Parlardi alle ore 17:35 | link | commenti (2)
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mercoledì, 11 novembre 2009

il mercato, la pescheria... quella barzelletta del cieco vecchio che passava davanti alla pescheria e si metteva a salutare sorridendo... il bin caffé va giù molto liscio, buono, educato, la bancarella dei fiori... guardo se c'è ancora quella ragazza che vendeva fiori, suo cugino giocava a calcio, amici di amici... il parcheggio in cima al viale, le strisce pedonali... il vigile è lì per farci passare ma poi se ne va...
Henry Miller scriveva per far soldi, per non fare altro, lo si legge cercando il punto in cui è incoerente e ci si chiede se la sua sia una finzione da teatro o da scrittura veloce, forse entrambe le cose. poi ogni tanto mette dentro qualche inflessione baudelairiana tipo spleen o abisso nero della città sia Parigi o sia un'altra per fare della filosofia, sempre la stessa unica possibile filosofia... mi piace quando dice che si muore per troppo amore e poi ogni cosa che si fa dopo è un danno, una calamità naturale, pura forza in più nel meccanismo del cosmo... o forse non dice proprio così mi sto ricordando male millerizzandomi... ma senza sesso... non ci credo che facesse tutto quel sesso, forse a Parigi in Tropico del Cancro... ma in Tropico del Capricorno non scopa quasi più... lascia tutto in sospeso, lascia spazio all'immmaginazione, e allora penso che in quell'occasione non ha scopato... che non è poi così semplice se non sono le prostitute del primo libro, andare in casa di una sposata che neanche ti conosce e in due minuti convincerla e tutto il resto... o forse sì... basta l'aspetto giusto la voce giusta il cazzo giusto... poi fa dire ad un personaggio verso di lui 'tu sei un idiota' e poi dice nella pagina successiva 'ringrazio dio di non essere nato idiota'... e allora vuole farti capire che sa benissimo cosa vuol dire essere un'idiota ma non si capisce per nulla se lui sia un idiota oppure no... almeno io non lo capisco... comunque i soldi li ha fatti, un po' troppo tardi... penso mi leggerò tutto Miller senza stancarmi nei prossimi mesi... è come non leggerlo...
postato da: Parlardi alle ore 20:07 | link | commenti (7)
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domenica, 08 novembre 2009

oggi il mio scheletro ha fatto palestra. tapee roulant, panca orizzontale con bilanciere, lat machine, manubri, bilanciere, total abdominal, sitting calf, pressa 45°, leg extension, cyclette. i miei muscoli hanno dormicchiato neanche troppo indolenziti a partire da metà pomeriggio. il resto dei tessuti ha guidato l'automobile, ha salutato cortesemente, ha fatto la doccia, ha mangiato delle crespelle col radicchio. gli occhi sono perduti. le orecchie hanno brusio televisivo. 
quando lei si mise accanto pensai che una bella ragazza mi sarebbe piaciuto molto, tuttavia avevo dei pensieri arretrati che il cervello doveva smaltire ed ho perduto l'occasione. spesso mi capita di smaltire pensieri arretrati nei momenti meno opportuni, non so quale parte del mio corpo incolpare. 
naturalmente non potevo a lungo andare avanti così. assumo raramente per questo forme umane, quando mi capita, come oggi, non sono assolutamente preparato.
domani sarò un'altra cosa. naturalmente non esiste un discorso di senso compiuto in una lingua umana che potrà spiegare ai lettori l'immagine di quanto diverrò. 
postato da: Parlardi alle ore 19:52 | link | commenti (7)
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domenica, 01 novembre 2009

siamo giunti all'epilogo della storia. il giorno della definitiva stima, che stima non fu, eravamo io, l'avvocato dei mazzucco e l'ingegnere. basagli non c'era, pilani non c'era, i mazzucco non c'erano. tre estranei su terreno estraneo. i muri sempre lì, si fece una valutazione sulla fiducia, contrattando il listino, senza alcuna tecnicità. non esistono regole dunque per stabilire un prezzo, non esiste un metodo per far bene il mestiere, per valutarlo. era freddo. i muri spogli e il rimbombo della voce faceva ancora più freddo. l'ingegnere era gentile. il cielo grigio attutiva il sole. ancora pensavo se quella casa l'avrebbero demolita, alla noncuranza con cui era stata gestita l'operazione, al fatalismo con cui si era lavorato senza risultato, senza alcun futuro programmato. aveva un proprietario quella casa? non si era sicuri neanche sul terreno. forse sarebbe stata demolita. le gru lavoravano vicino, si sentiva il rumore nel pomeriggio.
dovemmo stimare anche i lavori nell'appartamento. erano stati eseguiti in modo talmente arbitrario che non se ne cavò granché. furono pagate solo le riparazioni del soffitto, quelle strettamente necessarie. di quel venerdì pomeriggio ricordo altre due cose. una gran sete, il tentativo di aprire il rubinetto sul retro, rivelatosi senz'acqua, e il caffé bevuto insieme all'altro avvocato, una giovane sveglia e di bell'aspetto, quindi di promettente futuro. non c'era stato processo, non c'era stato nulla.
basagli è in francia, lo aspetto ancora per dei soldi che mi deve per la causa di separazione. pilani si è dato all'edilizia pubblica, non so come ci sia riuscito, ma confesso di avere conosciuto in lui una persona professionalmente molto capace e con un'etica del lavoro invidiabile. ora ha soldi sicuri, costruisce su sovvenzione statale.

fine
postato da: Parlardi alle ore 17:22 | link | commenti (3)
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giovedì, 29 ottobre 2009

-allora se ne è andato?
-andato.
-e l'anticipo che ho fatto all'avvocato, quando lo riprendo quello?
-dovrebbe tornare, se vuole i soldi.
-eh ma è furbo, i soldi li vuole prima di spenderli, furbo furbo.
-non dovrebbe passare molto tempo.
il canale scorreva scuro e pulito. i passi sopra il ponte si sentivano nel silenzio della sera. si prese il naso con le dita e lo stofinò ben bene.
-beviamo qualcosa.
passava un figura emaciata, camminava ondeggiando esageratamente le braccia, con la testa disinvolta avanti a sé, sporco e lacero nella giacchetta. un senso di repulsa lo prese, gli sarebbe saltato addosso. si sentiva urtato da quel tossicodipendente, le ossa in evidenza. si sentiva gonfiare i muscoli, con una mano gli avrebbe preso il collo e lo avrebbe piegato sulle ginocchia, non ci sarebbe voluto niente, bastava che facesse per avvicinarsi, uno scherzo di minaccia.
postato da: Parlardi alle ore 20:36 | link | commenti (10)
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martedì, 27 ottobre 2009

così prese la colla e la pipa che era caduta per terra, l'aveva urtata per sbaglio, debole nella giuntura, si era spezzata all'impatto col terreno. per qualche giorno aveva rinunciato a fumare, pigro nell'accingersi alla riparazione. premette le due parti inumidite leggermente per qualche secondo e la colla teneva. si guardò intorno, le valigie alla porta, i soprammobili risaltavano per mancanza. tutto ben spolverato, l'appartamento era ancora quasi accogliente, grazie al bel colore del divano.
uscì di casa passò vicino al muricciolo. i cani, gli sarebbero mancati. ma si sarebbero trovati bene, certo non li avrebbe portati con sè. non vi era affetto in lui. neppure per quel tetto diroccato per metà che lo aveva coperto per un anno. il bidone di immondizia era comunque strapieno. lo smaltimento dei rifiuti giungeva raramente, era una stradina secondaria, averebbero comunque dovuto passare, ma non lo facevano sempre. l'orto, non c'era più, la rete dei mazzucco se ne stava lì come un mistero. c'era uno strano silenzio e nel silenzio riuscì ad udire ma forse solo nella sua immaginazione lo sgranocchiare il veleno di un ratto.
ormai era tutto a posto. si riportò davanti alla casa e si sedette sulla sedia vicino all'ingresso. tuttavia non stava bene seduto, non gli andava di sentirsi comodo. pensò che sarebbe entrato e l'avrebbe presa e avrebbe fatto l'amore. entrò. lei era nella camera, distratta da una rivista. una canottiera le metteva in mostra le braccia rotonde. si avvicinò e le si sedette accanto. disse qualche confusa parola in un pessimo francese. lei noncurante cominciò a cedere ai suoi baci finchè lasciò stare la rivista e si trovarono distesi. lui la accarezzava dietro, estraneo ai pensieri di lei. lei si girò, lo guardò per un attimo e iniziarono. poi lei si spostò sul divano e si addormentò, coi capelli a coprirle la faccia. lui se ne stette seduto sul letto, immerso in pensieri di cui si sarebbe a breve dimenticato.
aveva rinuciato all'affidamento congiunto. la francia lo aspettava con i suoi cantieri. l'assegno dell'ex marito di lei al momento era la principale entrata. bastava per la spesa e poco più. ma un bel po' di soldi sarebbero arrivati adesso. non si faceva la causa e le abbinate dovevano essere pagate. era un lavoro fatto, non c'era termine o allagamento del cantiere o ritardo che potessero giustificare un lavoro gratis, da che mondo e mondo. c'era da lottare sulla cifra, naturalmente. quando i soldi non sono una cifra bisogna inventarseli.
pensò che una volta i prezzi venivano inventati volta per volta, non si sapeva mai prima quanto si pagava. gli sembrava un sistema più giusto ma molto confuso.
 
postato da: Parlardi alle ore 10:29 | link | commenti (3)
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lunedì, 26 ottobre 2009

la macchina potente, per le strade cittadine, il suo parlare entusiasta, il suo sentirsi allo stretto.
-vede, ho già tre caseggiati da tirar su, lì non è come qui, la liquidità c'è, ti dà sicurezza. è tempo di finirla con questo precariato, sempre sul punto di essere per cadere. d'accordo, sono anni e anni che qui andiamo avanti così, e anche con la crisi, a parte gli operai certo, non la si sente mica tanto. ma averci i soldi da mettere in parte è un'altra cosa. che poi gli operai ci hanno più soldi di me da parte. perché va così. la paura fa il risparmio. ma averceli anche e poter avere un posto proprio. poi ci si può allargare, non si finisce mai di crescere e di fare nuove cose.
Con la sigaretta fuori dal finestrino semi aperto. In quel momento lo trovavo attraente. cominciai a giocherellare con l'anello e pensai a quel mascalzone di mio marito. se non fosse stato per i bambini non mi sarei mai sposata. sarei andata avanti con la mia faccia tosta alla pari degli uomini.
postato da: Parlardi alle ore 11:26 | link | commenti (4)
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venerdì, 23 ottobre 2009

dentro casa voleva offrirci qualcosa ma non ci offrì niente alla fine. mi sembra concludemmo con un bicchiere d'acqua naturale. stese sulla tavola la carta bella distesa a pieghe quadrate. linee nere su bianco. a poco a poco distinguevo il profilo rettangolare di qualche frammento di pianta, qualche scarabocchio a penna blu divenuto illeggibile. francamente ci capivo poco, non era il mio mestiere, come si suol dire. bevevo il mio bicchiere d'acqua e mi faceva uno strano effetto quella casa, non mi sentivo a mio agio e facevo fatica a mandar giù il liquido per la gola. una specie di horror vacui, il caminetto in un appartamento così piccolo, i fregi a capitello corinzio simulati contro il soffitto, un sacco di robuste mensole di mattone rivestito, le finiture dorate delle sedie. aveva fatto tutto lui, col suo gusto quasi artistico. lui che continuamente si lamentava che quella casa l'aveva fatta sua con i lavori, che c'erano lavori per un sacco di soldi e non glieli pagavano. che ora doveva lasciare la casa e questa era un'ingiustizia. ma questo passava in secondo piano, si vedeva che era soprattutto soddisfatto del suo lavoro, che avrebbe ripetuto tutto e di più in qualsiasi buco di abitazione spoglia che gli fosse capitata tra le mani. lui ora inaspettatamente parlava molto, mentre lei silenziosa recitava la parte di domestica, mettendo a posto con grande fretta i bicchieri, pulendo la tavola con uno straccio pulito.
attraversammo il cortile e lì già ci aspettavano. il geometra ci spiegò chi fossero e fu l'ingegnere che trovammo lì a prendere in mano la situazione. prese un metro flessibile e iniziò a misurare mattone per mattone. al che ci guardammo preoccupati.
-ma vuole misurare tutto l'edificio a quel modo?
-non vedo altro modo.
-non potremmo fare una stima forfettaria? così ci metteremo fino a domani mattina.
-potremmo continuare domani pomeriggio...
-no, mi ascolti, la stima si fa oggi pomeriggio come da accordi.
naturalmente tutti furono d'accordo. ma l'ingegnere restava muto e serio, non si capiva quanto vi fosse di provocazione nel suo atteggiamento. alto e robusto, con una discreta pancia, un cappellino da baseball nonostante i cinquanta passati. così ci inoltrammo dentro quei mattoni rosa con i buchi delle finestre che si aprivano sull'orrenda piana incolta. cemento e mattoni che facevano rimbombare la voce dell'ingegnere che non sapeva più cosa dire, ogni tanto gli scappava qualche giudizio personale che faceva diventare rosso e sarcastico basagli. era la prima volta che vedevo basagli incazzato, diventava sarcastico. il geometra della nostra parte aveva visibilmente fretta ma non diceva nulla. ogni tanto guardava il telefonino in attesa di qualche messaggio. era stato ben pagato per essere lì quel pomeriggio e non diceva nulla. non si giungeva a nulla. che si faceva? il sole era ormai basso ed entrava nelle sale inabitabili. sarebbe stata portata a termine quella costruzione? il geometra che faceva? mandava un altro messaggio, non diceva nulla. io che facevo? all'ennesimo messaggino del geometra, il sarcasmo di basagli, non mi trattenni più. dovetti fermarmi in una angolo di calcinacci, scoppiai a ridere senza farmi vedere.
postato da: Parlardi alle ore 21:08 | link | commenti (7)
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martedì, 20 ottobre 2009

-mi fa piacere lei sia qui ma basagli dov'è?
-eh eh chi lo sa.
-ho provato a cercarlo ma non risponde, deve pagarmi il fondo spese, lo cerco da una settimana, ho l'impressione che lo faccia intenzionalmente.
-ma basagli non...
-basagli cosa?
niente niente eh eh.
-mi ascolti, adesso mi fa un piacere, prende per favore il suo telefonino e fa una telefonata a basagli e me lo passa, vediamo se stavolta riesco a parlare con lui.
-eh avvocato cosa mi chiede?
-è un problema anche suo, lo vuole pagare lei il fondo spese?
-ma lei non sa com'è la situazione con basagli.
-lo chiama o no?
-lo chiamo, va bene, che me ne frega a me...
pilani prende il piccolo apparecchio con le sua mano sinistra quadrata e compone con l'indice della destra i numeri.
quasi subito c'è il -pronto?- di basagli.
-basagli ascolta ti chiamo per la storia con l'avvocato...
-non me ne frega niente in questo momento c'ho altri pensieri...
-c'hai altri pensieri...
-si c'ho altri pensieri..
-ascolta stai attento, l'avvocato è qui con me, si cioè sono io dall'avvocato e lui ti vuole parlare e non riesce a parlarti insomma te lo passo.
-basagli com'è che non risponde alle mie chiamate?
dopo un attimo di silenzio.
-ho avuto il telefono in riparazione.
-eh si il telefono in riparazione come no, glielo dico io che appena le ho chiesto il fondo spese lei si è eclissato.
-avvocato senta non può permettersi di dire così, ho avuto i miei problemi...
-eh sa quanti problemi c'ho io basagli c'ho un sacco di problemi che lei neanche si immagina, intanto lavoro e non mi pagano...
-eh anch'io lavoro e non mi pagano...
-eh va beh ma lei cosa vi fa a quelli che non la pagano ci fa causa ci fa, e io mi faccio un sacco di problemi per farci la causa a quelli che a lei non la pagano. e io allora con lei cosa dovrei fare? chiamo un altro avvocato e faccio un'altra causa contro di lei e magari l'avvocato manco lo pago e sa che ridere ci troviamo insieme a farci quattro risate.... sono nervosa caro basagli, coi tipi come lei non ci vorrei avere proprio a che fare..
-se le dico che c'ho i miei problemi ci deve credere .
-uno che c'ha problemi in buona fede risponde al telefono..
-sono stato senza telefono.
-si buonanotte come daccapo.
-ascolti, facciamo finta che non è successo niente, quando mi porta i soldi? io non vado avanti senza soldi.
-in questo momento non posso.
-guardi che i processi non aspettano mica lei sa ma dov'è?
-sono in francia.
-dio cristo ma come in francia che ci fa in francia che deve stare vicino ai suoi figli. se lo ricorda che m'ha passato anche la causa della separazione e mi sto facendo un culo così con le sue pratiche e lei se ne va in francia e io chiedo meno assegno per i figli e per l'ex moglie e che lei i figli li guarda sempre e adesso se ne va in francia?
-penso di trasferirmi qui con julie avvocato, le dico che ciò i miei problemi.
-io sarò il suo problema caro basagli.
postato da: Parlardi alle ore 21:57 | link | commenti (4)
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